Caro Ministro della Giustizia ti scrivo

Caro Ministro della Giustizia ti scrivo, così mi distraggo un po’, e ti prego di perdonarmi se uso la seconda persona ed ometto di «maiuscolare» il pronome personale, ma oggi è venerdì pomeriggio, il casual friday degli anglosassoni: ho dismesso per oggi la giacca e la cravatta che il nostro casual premier ha di fatto abolito per i restanti giorni della settimana, e mi preparo a raggiungere la famigliola ai lidi solatii della Romagna. Non prenderla, ti prego, per una mancanza di rispetto ma leggi questa mia come una affettuosa relazione che un giovane avvocato rivolge, con fiducia, al suo Ministro per aggiornarlo sul disastro che da qualche giorno affligge il Foro di Bologna.

Meno di un mesetto fa è stato pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale il tuo decreto legge 24 giugno 2014 n° 90 che ha dato una bella spinta al processo civile telematico ed ha suscitato in me, che da sempre sono un entusiasta sostenitore di questo strumento, rosee speranze ed euforici sentimenti.

Sentimenti e speranze che, quasi dirottati da un metaforico Comandante Schettino, sono miseramente naufragati dopo essersi scontrati contro il duro scoglio delle cancellerie e dell’U.N.E.P.

Chiariamo subito: giri in cancelleria e all’ufficio notifiche ne faccio ma ne faccio pochi, perché ho la fortuna di esercitare la mia professione all’interno di una struttura che mi supporta egregiamente sollevandomi dal gravoso incombente. Ma se la nostra collaboratrice da qualche giorno impiega 3 ore per fare quello che fino al mese scorso sbrigava in un terzo del tempo anche io mi debbo preoccupare.

Il motivo del naufragio è semplicissimo e te lo spiego subito. Il DL 90/2014 ha dato (in teoria) a noi avvocati due grandiosi strumenti: 1) possiamo notificare gli atti tramite posta elettronica certificata senza bisogno della previa autorizzazione del nostro consiglio dell’ordine; 2) possiamo autenticare da noi i duplicati, copie analogiche o informatiche, degli atti e dei provvedimenti presenti nei fascicoli informatici.

Questo da noi ha comportato che: 1) all’UNEP da alcuni giorni c’è un solo sportello operativo per tutte le notifiche, con file chilometriche già all’orario di apertura dell’ufficio; 2) la cancelleria non rilascia più copie dei decreti ingiuntivi, salva l’ipotesi di quelli provvisoriamente esecutivi. Inoltre le cancellerie hanno talmente ridotto gli orari e introdotto modalità di accesso talmente restrittive da rendere il disbrigo delle attività quotidiane un’impresa che mi ricorda molto le dodici fatiche di Asterix (se non lo ricordi, guarda qui: https://www.youtube.com/watch?v=V-SxO8ZgH3o).

Se a questo aggiungiamo i cronici problemi collegati al periodo estivo ed alle ferie, puoi ben capire il caos che viviamo in questi giorni i miei colleghi ed io.

Aggiungiamo alcune note di colore.

1. Un magistrato per poter fare bene il proprio lavoro non può accontentarsi di avere un fascicolo elettronico: i computer vanno benissimo per fare tante cose, ma non per leggere atti e studiare una causa. Peccato che –a quanto ci è stato detto– non ci siano i mezzi e le risorse per consentire loro di stampare quanto noi depositiamo telematicamente. Ci è stata quindi chiesta la «cortesia» ogni volta che andiamo in udienza di consegnare al magistrato copia stampata degli atti e documenti che abbiamo depositato telematicamente.

Per carità: una cortesia non si nega a nessuno, tantomeno ad un magistrato!

Ma questa richiesta comporterà necessariamente che ad ogni udienza il magistrato che non si sia fatto parte diligente ed abbia stampato o si sia fatto stampare gli atti e documenti depositati dalle parti, sarà sempre «in ritardo» di un deposito! Sentirà i procuratori senza aver letto i loro scritti: come dovrebbe fare a svolgere il proprio lavoro?

2. Fra tanti nuovi poteri che ci hai accordato, ti sei dimenticato (penso io) di darci quello di autenticare le trascrizioni dei titoli di credito contenute negli atti di precetto. Attività che porta via un sacco di tempo agli ufficiali giudiziari e suscita forti malumori nelle persone in fila allo sportello. Possiamo attestare la conformità di una sentenza (di cui –peraltro– il sistema ci dà copie prive di firma digitale) ma non possiamo fare altrettanto per una cambiale o un assegno? Mi sembra poco coerente.

3. I nostri nuovi (super?) poteri sono stati «monetizzati» con l’ennesimo significativo aumento del contributo unificato che, più di un «contributo» al costo della giustizia, sta diventando una vera e propria entry fee per poter accedere al «servizio giustizia». Come facciamo a spiegare ai nostri clienti, ai cittadini, alla gggggente che devono pagare di più per avere un servizio meno efficiente?

Tutte queste novità, infine, vengono da un decreto legge. Il 24 giugno è cominciato il fatidico «conto alla rovescia» per la conversione, che scadrà in pieno periodo estivo. Va bene che il nostro casual premier sta cercando di impedire ai parlamentari di andare in ferie, ma in questi giorni si sentono tante voci circa il numero molto elevato di decreti legge di pronta scadenza ed in attesa di conversione: se il tuo DL 90/2014 decade, che fine faranno le nostre copie conformi e le nostre notifiche a mezzo pec? Avremo subito esborsi aggiuntivi, file più lunghe, ansie da pec rigettata per nulla???

Ti prego, caro Ministro della Giustizia, fammi andare al mare sereno: dammi una parola di conforto!

Cordialmente – G.Q.

Caro Ministro della Giustizia ti scrivo

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