Avvocatura di poveri – giustizia per ricchi

La recente assemblea ordinaria dell’Ordine degli Avvocati di Bologna mi ha dato occasione di riflettere sullo stato attuale non solo della nostra professione ma, più in generale, della giustizia civile italiana anche alla luce dei recenti interventi legislativi e dei progetti di riforma attualmente allo studio dei nostri governanti.

gradn esalier du palais de justice

1. Facciamo un passo indietro. Il Council of Bars and Law Societies of Europe ha recentemente pubblicato un studio statistico sulla professione forense in Europa che muove da una comparazione fra sei paesi europei: Spagna, Francia, Italia, Belgio, Germania e Lussemburgo. Da questa ricerca emerge che lo stato con il maggior numero di avvocati pro capite è il Lussemburgo con 359 avvocati ogni 100 mila abitanti; seguono la Spagna con 278 avvocati e l’italia con 270 avvocati. La Francia, invece, paese comparabile al nostro per estensione e numero di abitanti conta appena 84 avvocati ogni 100 mila abitanti.

In Italia al 1° gennaio 2012 era iscritti nei rispettivi albi ben 216.728 avvocati di cui soltanto 162.820 iscritti anche alla Cassa di Previdenza e Assistenza Forense. Ciò fa dell’Italia il paese con il maggior numero di avvocati e nel triennio 2009-2011 si registra una crescita costante del 7%.

Nel 2009 il reddito medio di un avvocato italiano era di € 48.805,00…. e la ricerca parla proprio di reddito, income, non di fatturato lordo…

Non parliamo del secolo scorso, ma di circa 5 anni fa… ed è evidente come lo scenario sia drasticamente cambiato.

 

2. L’avvocatura in crisi. Il fatturato è calato per molti se non per tutti.

È calato per coloro che svolgono prevalentemente attività giudiziale, perché l’infausta abolizione delle tariffe professionali attuata Decreto del Ministero della Giustizia 20 luglio 2012, n. 140, pubblicato nella GU n. 195 del 22 agosto 2012 senza alcuna norma di transizione ha portato ad una liquidazione delle spese giudiziali inferiore in media del 30% rispetto a quella tabellare, ed a farne le spese sono stati nella maggior parte dei casi gli avvocati, che non sempre sono riusciti a spiegare che con il D.M.G. 140/2012 il concetto di soccombenza è definitivamente cambiato.

È calato anche per coloro che svolgono prevalentemente attività di consulenza e stragiudiziale, perché i clienti istituzionali (imprese e pubbliche amministrazioni) sono stati costretti a tagliare notevolmente le relative voci di bilancio in conseguenza della devastante crisi economica.

Ma non sono calate le spese a cui quotidianamente l’avvocato deve fare fronte e dato l’ormai cronico dilatarsi dei tempi di pagamento da parte dei clienti (quando pagano) diventa sempre più difficile arrivare indenni alla fine del mese, specialmente per i professionisti più giovani e dalla carriera meno avviata.

Fra le spese vive bisogna segnalare il notevole incremento dei contributi a Cassa Forense: per carità, somme detraibili dal reddito, ma che rappresentano pur sempre degli esborsi non indifferenti. Le ultime statistiche sull’evasione dei contributi previdenziali sono molto eloquenti e rendono perfettamente l’idea dello stato di malessere vissuto da molti colleghi.

3. Progetti di riforma. A fronte di questo scenario non propriamente roseo, i progetti di riforma gettano ulteriori ombre e sono motivo di ulteriori preoccupazioni, a riprova del fatto che in parlamento non esiste alcuna «lobby del Foro».

Il famoso decreto recante i criteri di liquidazione dei compensi da applicarsi quando l’avvocato ed il proprio cliente non abbiano li abbiano convenuti precedentemente per iscritto dorme ancora in qualche ufficio romano: probabilmente non lo vedremo ancora per oltre un anno.

I compensi per coloro che svolgono la propria attività a favore dei meno abbienti ammessi al patrocinio a spese dello stato in materia penale sono stati decurtati del 30% dalla «Legge di Stabilità 2014», cioè la Legge 27 dicembre 2013 n°147, art. 1 comma 606… SEICENTOSEI!!!! Già questo la dice lunga sulla qualità dei testi legislativi.

Intanto il DDL collegato alla legge di stabilità si preannuncia come l’ennesima e fallimentare cerotto sulla gamba di legno della giustizia civile e rasenta punta di follia quanto mira ad istituire una forma di garanzia mobiliare senza spossessamento e pretende di modificare l’art. 96 c.p.c. così che in caso di lite temeraria l’avvocato sia condannato in solido con il proprio assistito.

4. Una giustizia per pochi ricchi. Se gli avvocati piangono i cittadini non ridono. Non vi è chi non veda come in realtà lo Stato, attraverso gli interventi a macchia di leopardo degli ultimi 5 anni, stia facendo di tutto per disincentivare l’accesso alla giustizia da parte dei cittadini, in palese violazione dei più fondamentali principi della nostra Costituzione.

Il contributo unificato previsto dall’art. 13 del D.P.R. 115/2002 è passato per lo scaglione di valore fino a € 1.100,00 dall’esenzione ad un contributo di € 30 fino al 30/7/2010; di € 33 fino al 5/7/2011, divenuti poi € 37. Il contributo per i procedimenti di valore compreso fra € 5.200 e € 26.000 è passato dagli € 155 del 2009 a € 170 (1° gennaio 2010), ad € 187 dal 31 luglio 2010 per arrivare a € 206 il 1° gennaio 2012. Un aumento del 33% in meno di quattro anni.

Nei procedimenti di valore indeterminabile di competenza del tribunale il contributo unificato è passato da € 310 del 2009 agli attuali € 450.

Taciamo ovviamente dell’aumento del contributo unificato nei giudizi avanti i tribunali amministrativi, che oggi il privato cittadino può affrontare solo facendo un mutuo; e della sensibile riduzione delle controversie esenti, che ormai si contano sulle dita di una mano.

Il contributo unificato aumenta in caso di giudizio di appello ed è destinato a raddoppiare ulteriormente per la parte che ha proposto impugnazione nel caso in cui le impugnazioni – anche incidentali – venissero dichiarate inammissibili, improcedibili o fossero totalmente respinte.

L’imposta forfettaria di bollo prevista per le controversie di valore superiore ad € 1.100,00 è passata dal 1° gennaio 2014 da € 8,00 ad € 27,00 con un aumento di oltre il 300%.

Oltre a questi disincentivi di tipo economico il legislatore si è sbizzarrito nel tentativo di disincentivare sempre di più il ricorso alla giurisdizione civile: filtri, preclusioni, decadenze… Il sospetto neanche troppo recondito, come osserva giustamente l’Organismo Unitario dell’Avvocatura, è che lo Stato voglia disfarsi del compito di amministrare una giustizia civile che i nostri parlamentari vedono come un inutile perdita di tempo, di risorse e di costi.

5. Gli avvocati si debbono svegliare. In questo contesto grave e preoccupante è necessario che gli avvocati si rimbocchino le maniche e, assieme ai loro ordini, si uniscano per fare sistema e offrire ai cittadini ciò che lo Stato rifiuta di dare loro: GIUSTIZIA!

La domanda di giustizia deve essere vista con tutti il suo potenziale e afferrata come una enorme possibilità, specialmente per gli avvocati più giovani e dinamici. Se un modesto programma televisivo come Forum riesce da decenni a raccogliere non solo un pubblico di perditempo ma anche (e soprattutto) cittadini in cerca di qualcuno che tuteli i loro interessi (a volte ovviamente infondatissimi) non si può non pensare che gli ordini forensi o apposite partnership di avvocati e di imprese possano mettere in piedi sistemi di A.D.R. basati sull’arbitrato e sulla mediaconciliazione. Quest’ultima in particolare pur essendo in concreto un fallimento, ha delle potenzialità che gli avvocati e i cittadini debbono ancora capire appieno.

Avvocatura di poveri – giustizia per ricchi
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